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Facebook è una ragazza brutta

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Non c’è un modo giusto per affrontare il discorso. E probabilmente è fin troppo pretenzioso da parte mia cercar di veicolare, seppure in maniera quantomeno superficiale, gli usi e le abitudini sociali di una larga fetta di ventenni usando l’approccio del virtuale come l’ideale filo conduttore di un modo di intendere la socialità, che si spera fuoriesca dalla solita, e fin troppo abusata, retorica da psicologi dell’ultim’ora. Ingenuamente si può pensar che affrontare un discorso riguardo un fenomeno o quant’altro che non si conosce sia fin troppo complicato e non portare a nessuna risposta che possa apparir quantomeno vagamente esaustiva. Io la penso diversamente. La vedo più come una posizione privilegiata. Libera dal soggettivo. Guardare qualcosa dal di fuori, oggettivizzarla, senza il timore che facendone parte qualsiasi parere sia minato da logiche inconsce autoindulgenti. Ed è questo il mio rapportarmi al fenomeno Facebook. Non essendomi mai iscritto per le più svariate ragioni forse riuscirei ad analizzarlo meglio di chi ci passa molte ore al giorno. Se dovessi aprioristicamente definire Facebook in modo riassuntivo lo paragonerei ad una donna brutta con la quale si è fatto sesso. Metafora che inizialmente potrà far storcere il naso ai più anche perchè non ne noteranno l’immediato significato. Mi spiego meglio. Sarà capitato a molti di aver avuto rapporti sessuali con una persona, maschio o femmina non fa alcuna differenza, verso cui non si aveva la ben che minima stima intellettuale, nè si provava una discreta attrazione sessuale. Una persona brutta e stupida, tanto per intenderci. Eppure con questa persona si è fatto sesso. I motivi possono essere molteplici. Dall’ubriacatura della serata al disperato bisogno di attenzioni fisiche. Lungi da me giudicare, anche perchè non è questa la sede. Il punto è che si è fatto sesso, un appagamento fisico di cui anche inconsapevolmente ci si vergogna. Nessuno vorrebbe che si sappia in giro che si è fatto sesso con una persona esteticamente poco gradevole. Fa parte della logica del branco. Ed è per questo che si tenderà a nascondere l’accaduto. A non farne parola. A sviarne l’attenzione. E questa è la stessa cosa che succede anche con Facebook. Con le dovute differenze e modalità. Perchè tutti quelli che passano le loro giornate su Facebook sono gli stessi che useranno tale affermazione come una sorta di discolpa non rischiesta “io lascio il pc acceso, non sto sempre su facebook” quante volte l’avrete sentita, quante volte voi stessi l’avrete detta per non dare agli altri l’impressione di chi passi ossessivamente il suo tempo davanti uno schermo per rincorrere con ostinazione una socialità che ci si illude possa essere reale. Niente di più, niente di meno che una brutta ragazza. E’ questo Facebook per tutti coloro che ci trascorreranno ore ma che al tempo stesso si vergogneranno di quelle ore trascorse. E’ il timore di essere additati come sfigati da chat che li rende schiavi di una menzogna. Lo stesso timore che fa si che siano li, in attenzione continua verso questa o quell’altra bacheca di qualcuno che a stento si conosce e le cui sembianze sono tali solo attraverso una foto. Vergogna è la parola d’ordine per intuire in che modo i più si rapportino con il social network. Una vergogna alla quale non ci si può far a meno. Come una droga dettata da una voglia di cui ci si conoscono i rischi ma alla quale non ci si può sottrarre. Riguardo questo se ne sono sentiti fin troppi di pareri pseudo-paternalistici da parte di questo o di quello psicologo di turno. Tanto si sa già quello che avrebbero da dire. Fa male. Crea una visione distorta della realtà. Queste e altre cazzate buoniste di cui è pieno qualsiasi libro cuore. Per questo eviterò di scriverle, anche perché non potrebbe importarmene di meno, però una riflessione su questo credo vada fatta. Quasi d’obbligo. Le stesse persone che trascorrono ore su ore su Facebook magari sono le stesse che diranno qualcosa tipo “non ho mai un po’ di tempo libero” allora, fermiamoci un attimo e chiediamoci, se tutto il tempo speso su Facebook fosse impiegato per leggere, per guardare film culturalmente validi, per socializzare nella vita vera, per fare una decente attività sportiva, tutto questo non farebbe di voi delle persone migliori? La risposta è fin troppo ovvia. Proprio come il sesso con la ragazza brutta. Lo si fa perchè è semplice. Non c’è bisogno di un vero corteggiamento. E’ li, non fa tante domande, è disponibile, come Facebook. Ma allora verrebbe da chiedersi se si evitasse la ragazza brutta che in fondo non interessa, se si imparasse a conoscere quello che si ama davvero, questo ci renderebbe diversi? Saremmo più felici? Domande che non avranno mai una risposta sincera.

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Scritto da il 16.05.2011 alle 0:22
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