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Il governo Obama contro la censura cinese

19 milioni di dollari. E’ questa la cifra che il governo statunitense è pronto ad investire per cercare di eludere il firewall cinese che quotidianamente censura sul web qualunque tipo di informazione che possa essere considerata pericolosa e sconveniente per il governo di Pechino. Il sistema di censura cinese è considerato attualmente il più difficile da attaccare e quello che attua la cesura nel modo più restrittivo possibile. Basti pensare che qualsiasi tipo di parola considerata sconveniente dal governo sarà resa inaccessibile. Gli esempi più lampanti si avvertono digitando parole quali “tibet” o “dalai lama”. Un sistema atto ad evitare qualsiasi tipo di protesta. E’ questo il firewall imposto dal governo cinese che è consapevole come i malumori, specialmente quelli legati all’ambito politico, possano avere linfa fertile attraverso la rete. Come ci è stato insegnato dalle recenti ribbellioni nei paesi nordafricani. Una censura quella della Cina che il governo americano ha giudicato inaccettabile. E proprio da questo nasce la proposta di investire 30 milioni di dollari per garantire la libertà su internet, di cui 19, come già scritto, per scoprire il modo esatto per eludere il firewall cinese. La tecnologia che si propone di usare sarà atta a raggirare i sistemi di sicurezza cinesi cercando di reindirizzare i siti bloccati attraverso il supporto di mail o su siti non ancora posti sotto il visto della censura. L’amministrazione Obama inoltre ha come altro obiettivo sensibile quello di tutelare l’economia digitale, settore in continua espansione, specialmente negli USA, e rafforzare la sicurezza nel web, tali da permettere a sempre più persone di navigare in tutta tranquillità.

Il Governo Cinese risponde a Google

La diatriba tra Google e il governo cinese non accenna a finire. Infatti dopo le accuse neanche troppo velate del colosso informatico che si scagliava con volenza nei confronti del governo cinese reo a suo dire di aver censurato il servizio mail Gmail offerto appunto da Google in tutta l’area territoriale della Cina, i portavoce cinesi hanno deciso di rispondere a quelle che considerano illazioni pretestuose. Il governo cinese per bocca del suo portatore ha espresso pieno sdegno nei confronti di queste affermazioni considerandole inaccettabili, e secondo cui tali problemi sono causati solo dal particolare malfunzionamento di Google in determinate parti del paese. Affermazioni che non stanno in piedi anche considerando i famosi precedenti in cui il governo cinese si era limitato a offuscare o cancellare particolari siti rei di essere il fulcro di proteste anti-governative. Al riguardo una controffensiva di Google non si farà attendere.

Google vs Cina – la guerra continua

La guerra di intenti tra Google e la Cina nonostante le secche smentite degli interessati non accenna a finire. Gia all’inizio del 2010 Google si era lamentato con il governo cinese perchè a suo dire aveva sabotato volontariamente e senza alcuna valida motivazione la piattaforma di posta eletronica Gmail. Stando a quanto risulta tra i ben informati questo è solo l’ultimo tra gli atti preventivi di censura che il governo cinese sta effettuando proprio atraverso internet, allarmato infatti dalle proteste avvenute in africa e medio oriente e che hanno avuto proprio in internet uno se non il protagonista principale. Quindi non stupisce che lo stesso governo si sia impegnato a cercar di oscurare ciò che riteneva più opportuno. Naturalmente Google non ci sta e al di là della libera espressione del pensiero quella del colosso informatico è una piena posizione imprenditoriale, considerando che di questo passo il comportamento del governo cinese potrà causare una diminuzione dei suoi introiti economici. Questo è testimoniato anche dalle milioni di mail che singoli utenti cinesi in questi giorni stanno mandando ai recapiti Google per rendere ancor più partecipe l’azienda della situazione. Azienda che dal canto suo si è limitata a diffondere un comunicato nel quale ha garantito che qualsiasi problema in Gmail è stato causato dal governo cinese e non da Google. E se non è una dichiarazione di guerra questa poco ci manca. Dal canto suo il governo cinese si è trincerato dietro un diplomatico silenzio che sa pù che altro di evidente e fondata colpa.