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Jonathan Ive – storia di un predestinato

Quando si pensa alla Apple il primo ed unico nome a venir in mente è quello di Steve Jobs, CEO indiscusso e padre padrone del marchio con la mela morsa, eppure all’interno di uno dei maggiori colossi informatici del mondo ci sono altre storie. Storie che andrebbero approfondite. Il nome Jonathan Ive ai più non dirà assolutamente nulla, eppure se oggi tutto il mondo può godere dell’innovazione e della praticità dei prodotti Apple gran parte del merito è suo. Ive infatti è il vice presidente dell’apparato design di Apple, ma detto in parole povere è semplicemente la mente creativa dietro tutti i prodotti Apple dagli anni novanta fino ad oggi. E’ sua d’altronde l’idea di rendere i prodotti Apple sempre più innovativi, seducenti e sottili, caratteristiche queste che li hanno resi inconfondibili in tutto il mondo. L’occasione per ripercorrerne la sua fortunata carriera è rappresentata da un pezzo del DailyMail che esalta le intuizioni e la fortuna di questo ragazzotto inglese partito dalla sua madrepatria per gli States con un sogno. E a giudicare dai risultati si direbbe proprio che ci sia riuscito. Perchè al di là della retorica buonista di cui sono tronfi gli articoli nei quali si esaltano le intuizioni del genio di turno, colpisce come Ive nel giro di poco meno di venti anni sia riuscito sempre e comunque a creare modelli che riuscissero in breve tempo ad attirare l’attenzione e l’amore di molti, modelli che, inutile sottolinearlo, spesso e volentieri sono stati copiati da altre aziende, segno questo di un talento ricercato e non banale. Nessuno che non abbia talento viene mai copiato. E Johathan Ive negli anni trascorsi in Apple di talento ne ha mostrato tanto.

Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’articolo del Mail tali da rendere più chiare sia la figura di Ive che le sue idee in Apple.
“Pochi occidentali hanno avuto il privilegio di vedere la forgiatura di una katana. È considerata una pratica sacra in Giappone; una delle pochi arti tradizionali che non hanno subito avanzamenti o miglioramenti tecnologici. I fabbri giapponesi lavorano di notte (migliore per osservare il calore del metallo a occhio nudo) martellando, fondendo e forgiando a mano per produrre le migliori spade del mondo. L’acciaio viene piegato centinaia e centinaia di volte per combinare uno strato esterno resistentissimo e un’anima più flessibile in un’unica lama: tremendamente affilata e meno soggetta a spezzarsi di qualunque altra spada forgiata a occidente. Una volta che la spada è pronta viene rifinita per ottenere un effetto a specchio, una elaborata procedura che da sola può durare settimane. Il lungo e complicato procedimento porta il metallo ai limiti – esattamente dove Jonathan Ive voleva vedere con i suoi occhi. Ive è costantemente alla ricerca di nuovi metodi che possano aiutarlo a disegnare i più sottili computer del mondo, così nessuno alla Apple fu sorpreso quando il loro genio del design si imbarcò per 14 ore di volo verso il Sol Levante. Doveva incontrarsi con una dei più importanti maestri spadai giapponesi.
Quando il boss di Apple Steve Jobs gli chiese sul finire degli anni novanta di creare un computer a tubo catodico, colorato ed economico – che sarebbe diventato il primo iMac – Ive passò ore e ore in una fabbrica di dolciumi, per prendere ispirazione, cercando colori che mostrassero al mondo che quella non sarebbe stata solo una macchina per lavorare; serviva anche per divertirsi”.

Steve Jobs come possibile CEO di Google

Sembra una di quelle notizie che ha l’aria della bufala eppure Steve Jobs, fondatore e mentore del marchio Apple sarebbe potuto diventare CEO di Google. Infatti gli stessi fondatori dell’allora società nascente, Larry Page e Sergey Brin pensarono proprio allo stesso Jobs come uomo in grado di poter dare lustro e splendore alla propria società, considerando gli stessi successi che Jobs aveva potuto vantare nel corso degli anni. Undici anni fa era proprio Jobs la figura di spicco alla quale si guardava per valorizzare un prodotto come Google dalle infinite possibilità, come si è visto nel corso degli anni. Ma il destino ha voluto diversamente. Jobs dal canto suo era ritornato alla Apple da poco, dopo numerose traversie interne, ed era interamente rivolto al miglioramento della società da lui stesso creata, cosi giustamente non se ne fece nulla. Sembra strano però solo pensare ad una scelta del genere, a cosa sarebbe potuto succedere se Jobs avesse accettato quell’offerta. A quest’ora quali sarebbero i prodotti tecnologici di punta del mercato? Google avrebbe virato i suoi interessi? La Apple avrebbe avuto la stessa fortuna senza Jobs? Tutte domande che non troveranno mai risposta.