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Tempi duri anche per il New York Times

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Col passare degli anni i quotidiani on-line sono divenuti uno dei mezzi, se non il fondamentale, attraverso cui un periodico decide di farsi conoscere dai suoi potenziali utenti. È dal 2010 infatti che la versione on-line della maggior parte dei quotidiani supera quella cartacea, battendo come numero di visualizzazioni le copie vendute. Al di dell’ovvietà della risposta i numeri parlano chiaro. Chiunque potendo scegliere al di la dell’effettivo risparmio di tempo e denaro deciderà di propendere per la versione telematica di un periodico. Cosa che le maggiori case editoriali hanno ormai capito da tempo. Non esiste periodico cartaceo oramai che non abbia il suo equivalente digitale. Anche questo fa parte delle logiche di mercato.
In questo il New York Times è sempre stato all’avanguardia, dovendo però probabilmente fare un passo indietro nell’ultimo periodo. Infatti ha recentemente optato per una fruizione a pagamento per tutti i suoi contenuti on-line. Cosa che sarà permessa anche a tutti gli abbonati della versione cartacea. Ma al di la della operazione economico-editoriale del Times ci si chiede perché un lettore debba decidere di pagare per leggere notizie che avrebbe a disposizione semplicemente navigando sulla rete? Forse al Times pensano che basti la fidelizzazione accanita dei propri lettori a mandar in porto il loro nuovo progetto. Eppure dovrebbero saperlo, considerando il loro precedente tentativo, datato 2005, di monetizzare gli accessi al proprio sito, che è fallito nel giro di soli due anni. Se una cosa la si impara di internet è che nessuno è disposto a spendere per qualcosa che potrebbe ottenere gratis in un altro modo. L’unico modo effettivo di monetizzare i propri sforzi produttivi per un periodico dovrebbe essere quello di valorizzare gli accessi, puntare su pubblicità non eccessivamente invasive che possano creare disturbo nei propri lettori, amplificare la loro offerta. Solo questi sono i modi per ottenere dei veri vantaggi nel lungo periodo. Ma questo al Times ancora devono capirlo.

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Scritto da il 18.03.2011 alle 20:34
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