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Pandora contro la complessità del copyright

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Nel settore dei servizi radio on line Pandora svolge un ruolo di primo piano che date le particolarità ed innovazioni del sito ne hanno decretato un facile e prolungato successo. Tra le applicazioni infatti è presente una denominata Music Genome Project che ha lo scopo di selezionare, classificare ed indicizzare i brani musicali per permettere una facile ricerca degli stessi. Ciò ha ho scopo di personalizzare la playlist di ogni singolo utente in base ai suoi gusti musicali, servizio che nel tempo ha incrementato la fortuna di Pandora anche perchè classificando la musica solo in base ai generi non si tiene conto degli interessi di marketing e commerciali dietro queste ultime, fattori che spesso hanno oscurato canzoni meritevoli a tutto vantaggio di quella semplicemente meglio pubblicizzata. Caratteristica questa del sito che ha destato subito immediata curiosità negli utenti che ne hanno decretato il successo. Non per nulla Pandora già dallo scorso hanno è stata considerata come una delle aziende con più alti margini di miglioramento nel mondo del web. Eppure non è tutto rosa e fiori. Un servizio del genere del resto sarebbe impossibile pensare che non fosse limitato, tra cui limitazioni geografiche (è disponibile solo per gli USA) inoltre per ora l’utente non può scegliere un singolo brano od artista ma è limitato a sette brani l’ora, brani di artisti solo ed esclusivamente made in USA. Di fronte a tali forti e spesso insensate limitazioni e considerando il volume di utenza del sito il SEO di Pandora ha deciso di rilasciare la seguente dichiarazione.

Vorrei avere un dollaro per tutte le volte che ho ripetuto questa frase ‘la buona notizia è che Internet è globale, la cattiva notizia è che le leggi sul copyright variano da paese a paese. Il problema più ostico di tutti è che non c’è nessuna voragine più grande di quella esiste tra l’aspirazione globale di Internet e il carattere terribilmente parrocchiale del Copyright. Inciamperemo ancora in questo problema, e non solo per i prossimi anni, ma -verosimilmente- per decadi e decadi ancora. Mi piacerebbe poter dire parole più ottimisteche.

Per sottolineare come le grandi major discografiche dovrebbero impegnarsi per trovare modi sempre migliori e più efficaci di distribuire musica e non cercando di danneggiare a priori chiunque tenti anche solo lontanamente di cambiare il sistema. Tutto ciò sempre a causa di leggi sul Copyright che nonostante il continuo cambiare dei tempi palesano una rigidità a tratti allarmante, rigidità con cui troppo spesso è praticamente impossibile venire a patti. Del resto secondo tale modo di vedere il copyright tutto o quasi rischierebbe di cadere nella rete della violazione del diritto d’autore rendendo inattuabile per chiunque cercar di scardinare tale insensato modo di vedere le cose. Kennedy continua affermando che:

Esiste un problema fondamentale che continua a venir fuori di continuo. I computer, nel mondo digitale, lavorano producendo copie. Ecco perché è così frustrante essere una persona che si intende di informatica in una stanza piena zeppa di avvocati. Finché non ci sarà accordo nello stabilire che cosa sia una “copia” nel mondo digitale, ci saranno ancora dei casi durante i quali verranno sparate fuori solo un mucchio di stronzate.

Una visione del tutto che è sottoscrivibile da chiunque ha a cuore il miglioramento della fruizione di qualsivoglia contenuto nell’era digitale.

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Scritto da il 02.04.2011 alle 13:07
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