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La Solitudine ai tempi di Facebook

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Che si tratti di un’arma a doppio taglio oramai è risaputo anche tra i più ingenui eppure quando ai pensieri sparsi e confusi si sommano le parole di esperti viene da fare un bel altro tipo di riflessioni. Secondo infatti American Academy of Pediatrics, prestigioso studio americano nella cura di problemi psicofisici, Facebook rappresenterebbe un pericoloso strumento atto a minare l’autostima di molti. Che siano le giovani generazioni le più accanitrici consumatrici di Facebook è innegabile, come è innegabile che le stesse siano quelle più fragili e predisposte ad una fin troppo spesso insensata autocritica. Lo studio pone in evidenza come l’uso “massiccio” dei social network possa minare pesantemente la fragile autostima di chi rivede appunto in tale strumento il mezzo unico e necessario per ampliare o almeno tentare di farlo la propria vita sociale, atteggiamento che nella maggior parte dei casi risulta essere più deleterio che altro. Ciò che spaventa tra i più assidui fruitori del fenomeno è come rischi con una facilità allarmante di sovrapporsi al reale diventando per l’appunto il virtuale l’ago della bilancia, il metro di giudizio, del reale. Ciò che dovrebbe mai accadere. Eppure si sono dimostrati frequenti i casi adolescenziali in cui fenomeni depressivi venivano causati da un uso indiscriminato da Facebook, causato ad esempio da fenomeni quali il bullismo o una sorta di emarginazione virtuale, che agli occhi di menti fragili e influenzabili può rappresentare l’emblema dell’insuccesso nei confronti della vita. Il fondamento su cui si pone l’attenzione è rappresentato dal considerare Facebook una specie di vetrina attraverso cui chiunque si mette in mostra, cercando di attirare l’attenzione del proprio microcosmo di “amici” e cercando spesso di sembrare quello che non è. Come se mostrarsi migliori di quello che si è sia l’unico modo di essere felici. In Facebook tutti si credono belli, intelligenti, interessanti, ma questa non è la vita. La vita è un’altra cosa. Ma molti aspettano di farsi male prima di capirlo.

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Scritto da il 29.03.2011 alle 11:47
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