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Internet è la più grande macchina per spiare il mondo

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Divenuto straordinariamente popolare attraverso le cronache di tutto il mondo, Julian Assange, fondatore di Wikileaks, questa volta ne spara un’altra delle sue destinate ad alimentare inevitabili polemiche. Se non bastassero i migliaia di documenti riguardanti alcuni tra i governi più potenti al mondo pubblicati dal suo sito, questa volta Assange alza il tiro della polemica, e verrebbe da chiedersi se non sia solo una provocazione fine a se stessa la sua. Risulta infatti contraddittoria una delle sue recenti dichiarazioni nella quale appunto sottolineerebbe che “Internet è la più grande macchina di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto, ed è un ostacolo per la libertà di parola” dichiarazioni che appunto sembrano essere nettamente controcorrente con il pensiero di chi aveva sempre incensato internet per essere l’unico e vero strumento per un’informazione libera e priva di censure. Un baluardo contro le ingiustizie. Ma al di là della mera provocazione o meno c’è da chiedersi se in parte questo non corrisponda al vero. Infatti è lo stesso Assange a citare casi, come alcuni in medio oriente, nei quali partecipanti a rivolte contro il governo furono appunto arrestati dopo essere stati identificati su Facebook. Quindi i social network per lo stesso fondatore di Wikileaks sarebbero una sorta di arma a doppio taglio, da una parte la libertà di poter condividere e venire a conoscenza di qualunque evento socialmente e culturalmente rilevante e dall’altro il timore di poter essere controllati attraverso lo stesso strumento che si tende ad osannare. Risulta fin troppo chiaro che ci sia una contraddizione di fondo in tutto ciò, perché è chiaro per chiunque che qualsiasi strumento possa essere usato per scopi nobili o di repressione. Sono gli uomini che decidono come usarlo. Ma al di la della banale provocazione di Assange queste sono cose che chiunque conosca e usa internet sa già da un pezzo. L’ignoranza o la poca cautela si pagano a caro prezzo su internet, in un modo o nell’altro. E questo Assange dovrebbe saperlo bene.

Qui è possibile ascoltare alcune delle testimonianze dei ragazzi giunti a Cambridge per un suo discorso.

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Scritto da il 18.03.2011 alle 19:55
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