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L’annunciata fine dello streaming illegale

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La notizia sembrava nell’aria. Come prima di lei la Francia anche gli USA e il suo governo si sono decisi ad affrontare il fenomeno dello streaming illegale. Lo streaming infatti è un fenomeno che nel giro degli ultimi anni ha preso piede in modo così viscerale che sarebbe stato da ingenui pensare che i governi di tutto il mondo prima o poi non se ne sarebbero occupati. Con tutta probabilità chiunque usi internet almeno una volta avrà visto un contenuto in streaming, legalmente o meno. Ma è sul lato illegale che si concentra l’attenzione dei governi, e di quello degli Stati Uniti riferito al momento specifico.
“Lo streaming dei contenuti si deve considerare al pari di un vero crimine” queste le parole rilasciate da Victoria Espinel esperta telematica presso la Casa Bianca, parole tese a rimarcare ancora una volta la posizione del governo Obama nei confronti del fenomeno e riguardante le modifiche sulla proprietà intellettuale. Infatti è proprio attraverso la modifica ed una maggiore chiarezza legislativa al riguardo che il Governo USA si aspetta di combattere il fenomeno dello streaming illegale. Un fenomeno del resto già ampiamente considerato illegale ma che si è sempre nutrito grazie alla vaghezza e alla lacunosità delle leggi che lo interessavano. Del resto lo streaming anche se considerato a pari livello come qualsiasi atto che viola il copyright di un prodotto a livello pratico non è mai stato attuato come tale, facendo insorgere nel legislatore stesso molteplici dubbi al riguardo. Ma con questo nuovo testo si spera di superarli per cercare di combattere un fenomeno dilagante che tra le altre cose è stato anche la causa indiretta del fallimento di blockbuster, leader fino ad allora incontrastato nel noleggio e nella vendita di contenuti audio-visivi. L’unico dilemma che tale provvedimento porta con se è come potranno essere effettivamente colpiti i trasgressori e se tali metodi repressivi non possano causare una continua ed insensata “caccia alla strega” che non condurrebbe da nessuna parte se non intensificare i metodi attraverso cui tali prodotti che violano le norme vengono immessi sulla rete. Questo rischia solo di portare ad una insensata censura preventiva per una gran quantità di prodotti, una sorta di guerra senza quartiere tra i difensori del copyright e i pensatori della libera circolazione del pensiero. Una guerra che a conti fatti potrebbe non avere alcun vincitore.

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Scritto da il 18.03.2011 alle 20:22
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