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Facebook – maldestre prove di discolpa

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Dopo esser stato accusato di diffamare Google, era inevitabile che Facebook rilasciasse un comunicato nel tentativo di discolparsi. Il comunicato recità cosi:

“Nessuna campagna ‘diffamatoria’ è stata autorizzata o voluta. Invece, avremmo voluto terze parti per verificare che le persone non approvavano la raccolta e l’uso delle informazioni dai loro account su Facebook e altri servizi per l’inclusione in Google Social Circles – proprio come Facebook non approva l’uso o la raccolta per questi scopi. Abbiamo coinvolto Burson-Marsteller per concentrare l’attenzione su questa problematica, usando informazioni pubblicamente disponibili verificabili indipendentemente da ogni organizzazione o analista. Questi problemi sono seri e avremmo dovuto presentarli in modo appropriato e trasparente.”

Dalle parole appare evidente l’imbarazzo di Facebook, che vistosi scoperto, ha cercato in tutti modi di porre l’attenzione non sul suo di comportamento ma sulla mancanza di privacy che regna in Google. Uno specchio per le allodole. Un modo anche posticcio ed infantile non solo per cercar di dimostrarsi estraneo ai fatti, ma anche per distrarre l’opinione pubblica qualora gli eventi vengano appurati. In casi come questi l’unica scappatoia possibile è quella di apparir come vittime. La stessa strategia che sembra abbiano adottato in Facebook.

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Scritto da il 13.05.2011 alle 13:13
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