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Confessioni scontate di un morto di figa

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Lo stile di scrittura del seguente monologo teatrale non riflette l’eleganza linguistica dell’autore ma si rifà espressamente all’avanguardia del nuovo teatro napoletano caratterizzato da un uso di un italiano popolare e scarno intervallato da espressioni volutamente gergo dialettali. Colgo l’occasione per scusarmi con la buon anima di Edoardo De Filippo.

Confessioni scontate di un morto di figa

Si alza il sipario – una luce illumina l’unica figura presente in scena

“Diciamocela sta cazzo di verità. Evitiamo di dire stronzate, almeno tra di noi, tanto di stronzate ne abbiamo dette e sentite tante, una più una meno non ci cambiano la vita. Il fondo sto caspito di Feisbuk ce lo siamo fatti tutti per lo stesso motivo. Per scopare. E per cos’altro? Ma davvero vi credete che alla gente importi sul serio quello che ascoltate? Chi se ne fotte di quatto minchiate scritte solo per dimostrare di esserci. Sappiamo tutti come vanno ste cose. Una cosa ce l’hanno tutti quindi uno deve farsela. Se state pensando alla dittatura non è così sbagliato. Ma dopotutto sta dittatura non è che poi ci dispiaccia più di tanto. Un po’ come quelli sotto il fascismo. Ve li ricordate? Non mi sembra che la prendessero così a male quando Mussolini gli levava le libertà fondamentali. Dite che erano stupidi? Perché scusate noi che stiamo ore su sto cazzo di sito che siamo? No, sul serio, spiegatemelo, forse sarò io che sono scemo, ma su spiegatemelo. Vi cambia qualcosa sapere che una tizia con cui avete fatto le elementari e che si è scopata il mondo intero tranne voi ora si è finalmente lasciata? La stessa tizia che vi darà l’ennesimo palo perché a suo dire vi vuole troppo bene per ferirvi? Anche se probabilmente voi da lei non volete sto cazzo di bene. Bene poi, ne parlano tutti a sproposito di sto bene, ma voi lo avete visto, sapete di che è fatto, è buono? Serve a qualcosa? Oppure ci si riempie la bocca sperando di sembrare simpatici agli occhi di gente di cui manco ci ricordiamo i nomi. Eh si, la gente, si farebbe di tutto per la gente, per piacere alla gente, ma che vuole sta gente che nascosta dietro al loro inutile velo di ipocrisia mi giudica. E poi manco giudica me, perché chi cazzo li ha mai visti per giudicarli, giudicano foto e altre stronzate cosi, sempre su sto sito, a cui anche io sono costretto andarci. Vittima del cazzo. Eh si, ditelo, avanti, è quella la parola che state pensando. Mò questo vuole fare la vittima del cazzo per farsi compatire. Magari si trova anche figa cosi. Magari l’avete pensato, tra una pugnetta ed un’altra è questo che si fa, pensare. È sbagliato ma lo fate. Fa male ma lo fate. È per questo che lo fate il meno possibile. Io ogni tanto invece ci penso a pensare. Poi mi accorgo che manco penso ad un cazzo e quindi evito. Se ci pensate è evitare il verbo giusto per tutto. Evitiamo tutto e lo spacciamo per vita. Ed è per questo che ci consoliamo nella non vita. In questo cazzo di virtuale che sembra essere arrivato li bello bello per risolvere i problemi a tutti. Ma poi quali sono sti problemi? Gli amici? La figa? No, perché per la figa non ti risolve un cazzo, quello eri e quello resti. Non è che se ti metti in bella mostra mezzo nudo nel bagno come un coglione appeso sembri più affascinante. No, se fai così le donne non ti vogliono scopare. Non è che sei il nuovo Braddo Pitto in carrozzella. E manco se dici loro belle parole. Si vabbè quelle, ci siamo capiti. Amore, bellissima, stella, ste stronzate qui che facevano pietà pure a mia nonna durante la guerra. Tanto ad essere un poeta non lo sei. E tre, quattro frasi da cioccolatino non cambiano la questione. Quindi sta cazzo di chat a cui ti sei iscritto solo per scopare pigliala come la devi pigliare. Magari ti direi di pigliarla nel culo, ma sono stanco anche per battute di così bassa lega. Renditene conto. Solo questo c’è da dire. Se sei sfigato, sfigato ci resti, non fingere, tanto che te ne fotte, tra un paio di anni ti sarai trovato un lavoro di merda e sposato una lardosa che manco sotto tortura ti viene voglia di scopare. Quindi sai che ti dico? Statte sereno, sciolto, fottitene, che tanto c’è sempre chi sta peggio di te. Poi magari potresti fare peggio. Tipo stare a sentire ste quattro cretinate che ti sto a dire, si a te, a te che sei il pubblico. Stai a sentire e pensi se questo qui sia più sfigato di te o sia solo uno a cui piace fare filosofia da quattro soldi. Forse tutte, forse nessuna. Forse hai solo bisogno di un appiglio per evitare di sentirti solo. La gente prima andava da sti cazzo di strizzacervelli. Ora va su Feisbuk. Trovatele voi le differenze. Siete voi quelli intelligenti”.

Cala il sipario – applausi

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Scritto da il 01.04.2011 alle 11:29
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